Il dibattito sulla Rivoluzione permanente e su Moreno

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debate-sobre-rev-permanente-y-nahuel-moreno-en-italianoMiguel Sorans (Settembre 2018)

 

Con questo testo cerchiamo di contribuire a chiarire e ad avanzare uno scambio tra compagni socialisti rivoluzionari nel mondo, di cui crediamo che abbiano un onesto interesse nell’approfondire teoricamente e politicamente alcuni temi teorici e politici che trattò Nahuel Moreno sulle rivoluzioni del secondo dopoguerra.

In concreto vogliamo rispondere alla falsa accusa secondo la quale Nahuel Moreno avrebbe abbandonato la teoria della Rivoluzione Permanente e che avrebbe capitolato alla teoria menscevica e stalinista della rivoluzione a tappe.

Storicamente diversi dirigenti e correnti del trotskismo nelle sue due deviazioni, l’opportunista (Pablo e Mandel) e la settaria( Healy, Lambert, Lora) usarono questo tipo di false polemiche. E’ un mezzo per evitare un dibattito serio tra marxisti e rivoluzionari e per occultare le proprie posizioni anti-trotskiste. Tra gli altri, attualmente possiamo menzionare a settori come la CRQI , con alla testa, tra glia altri, Jorge Altamira e Savas Michel-Matsas, segretario dell’EEK greco e la FT (PTS d’Argentina). Recentemente, ha sorpreso la presenza di un testo nella pagina web del PCL d’Italia, ex organizzazione della CRQI, di un suo dirigente, con il titolo: “Morenismo, una scuola di trotskismo deviato”. Questo testo si colloca nella metodologia erronea dell’insulto e della calunnia. Metodo classico della scuola dei dirigenti che attaccano Moreno, falsificando le sue posizioni, insultando e manipolando citazioni prese fuori contesto. L’obiettivo è evitare un vero e sincero dibattito teorico e politico per cercare la verità. Nel testo del militante o dirigente del PCL si arriva ad includere in ogni paragrafo un insulto a Nahuel Moreno. Egli tratta Moreno come un contrabbandiere professionale, come colui che professa il menscevismo o di colui che fa un racconto da carnefice. Questo testo arriva a dichiarare che Moreno fa la revisione più oggettiva del pensiero di Trotskij che mai si era fatto nella storia del trotskismo. In questo testo molto confuso, si cerca di far intendere che Moreno ha abbandonato la Teoria della Rivoluzione Permanente per passare al campo del revisionismo del Trotskismo. Cercheremo di dimostrare che al contrario, Nahuel Moreno “ratificò” in tutti i suoi scritti la teoria della Rivoluzione Permanente.

 

1.     Moreno aggiornò le Tesi del 1929 di fronte al fatto che nel dopoguerra sono accaduti fatti nuovi e distinti in vari aspetti rispetto alle previsioni di Trotskij che aprì una nuova tappa di rivoluzioni senza alcun Ottobre.

 

Allora Moreno ha abbandonato la Teoria e la tesi della Rivoluzione Permanente? Moreno diventò “tappista”? E’ passato alla teoria menscevica e stalinista che prevede due tappe, una prima democratica, di unità politica con la borghesia e incluso di appoggio ad un governo borghese? E un’altra posteriore “socialista”? Esiste qualche caso in cui il morenismo abbia appoggiato governi borghesi o borghesi dei fronti popolari come fecero lo stalinismo e le correnti opportuniste e revisioniste del trotskismo? Dimostreremo che nulla di ciò è vero, né nei testi né nella realtà della lotta di classe da 70 anni a questa parte. Cosa è successo nel secondo dopoguerra? A partire dal grande trionfo che segnò la caduta del nazismo. Si aprì una tappa di grandi rivoluzioni, un’ascesa rivoluzionaria mondiale. Si ebbero trionfi rivoluzionari che arrivarono ad espropriare la borghesia, come successe in Europa dell’Est, in Yugoslavia, nella Rivoluzione cinese del 1949 e in quella cubana del 1959. Sorsero nuovi stati operai burocratizzati o deformati. La grande novità non prevista né vissuta da Trotskij( assassinato nel 1940) è che questi trionfi furono diretti dagli apparati controrivoluzionari che controllavano il movimento operaio, in primo luogo i partito comunisti burocratici stalinisti e diverse dirigenze non marxiste rivoluzionarie. Contro la previsione di Trotskij, che considerava che lo stalinismo sarebbe entrato in crisi e che la Quarta sarebbe diventa un’Internazionale di massa al termine della guerra. Successe il contrario. Per varie ragioni, la crisi della direzione rivoluzionaria, invece di risolversi proseguì. Tutto ciò apri una gran confusione nel movimento trotskista. Il trotskismo e la Quarta, senza Trotskij, rimase dopo la guerra come un movimento marginale e in gran crisi e ciò spiega il sorgere delle correnti opportunista e revisionista e settaria. Si aprì una tappa rivoluzionaria, con crisi in tutti i continenti, ma senza alcuna Rivoluzione d’Ottobre, ovvero senza il ruolo protagonista della classe operaia e senza la direzione di alcun partito marxista rivoluzionario. Queste erano le due premesse delle Tesi sulla Rivoluzione Permanente scritte da LeonTrotskij. Queste due premesse non si sono compiute in questa tappa di grandi rivoluzioni. Questo fatto ha aperto ad ogni tipo di interpretazioni. Tanto l’opportunismo di Pablo e Mandel che il settarismo dissero: Le tesi della Rivoluzione Permanente del 1929 si sono compiute alla lettera e diedero due interpretazioni sbagliate e nefaste. Gli opportunisti per giustificare il loro dogmatismo qualificarono come marxista rivoluzionaria la direzione stalinista o riformista trionfante. Considerarono il fatto certo che la direzione stalinista del PC cinese fu alla testa di una rivoluzione trionfante che espropriò la borghesia. Determinarono il tragico errore di considerarlo, allora, come il partito rivoluzionario, che incarnava la classe operaia cinese e così forzare il cosiddetto compimento del testo delle tesi di Trotskij. Mandel fece lo stesso, di fronte alla Rivoluzione Cubana, appoggiando la direzione castrista e decretando che non bisognava costruire una sezione della Quarta a Cuba. Le correnti settarie( Healy, Lambert, Tony Cliff, Lute Ouvriere) dissero: Mao e Castro non sono rivoluzionari, la classe operaia non è protagonista e negarono le rivoluzioni in Cina e a Cuba e i loro avanzamenti verso lo stato operaio e socialista. Moreno fu l’unico che da una posizione rivoluzionaria e trotskista conseguente riconobbe i nuovi fatti e gli diede una risposta corretta, in ossequio alle concezioni di Trotskij, della Rivoluzione Permanente e della Quarta. Cosi fu che, a causa di questo dibattito, iniziato agli inizi degli anni cinquanta, si divise la Quarta, il trotskismo entrò in una fase storica di crisi, di dispersione che non si è superata. L’accadimento, che opportunisti e settari negarono, fu che le due premesse concrete delle Tesi della Rivoluzione Permanente, non si sono avute. Sono passati 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre e sfortunatamente non si è prodotta una nuova Rivoluzione d’Ottobre. Moreno per difendere il trotskismo da quegli attacchi del revisionismo opportunista e settario non cadde nel dogmatismo di rifiutare quella realtà nuova e contraddittoria. Non cadde nell’errore di abbellire le dirigenze trionfanti e capitolare ad esse (Tito, Mao, Castro ecc..) e nemmeno nel rifiutare i grandi trionfi e gli avanzamenti nell’espropriazione della borghesia. Assunse la realtà tale a come si presentava, per cercare una spiegazione e mantenere la politica e il programma della Quarta. Così fu che continuò a difendere ostinatamente la concezione trotskista della Rivoluzione Permanente e il testo delle Tesi del 1929. Perciò si mantenne sempre fedele al compito di costruire partiti trotskisti rivoluzionari contra l’opportunismo del pablismo/mandelismo che abbandonarono questo compito a partire dagli anni 50. Cosi lo spiega nel testo sulla scuola dei quadri del 1984. Citazioni che ignora l’amico del PCL.

“Noi crediamo che i fatti hanno dimostrato che c’e’ un grande errore nel testo scritto della Rivoluzione Permanente, ovvero nelle Tesi. La classe operaia organizzata e il Partito rivoluzionario lo abbiamo visto prima, però tutto questo non c’e’ stato nel dopoguerra. Sostenere ciò significherebbe essere ciechi, fanatici di Trotskij, un religioso di Trotskij e Trotskij stesso sarebbe il primo ad essere contro di noi. Però noi continuiamo ad essere fanatici della Teoria della Rivoluzione Permanente. Perché? Perché continuiamo a credere che sia l’unica teoria, nonostante questo grande errore, affine alla realtà. Ci furono processi della Rivoluzione Permanente che espropriarono la borghesia, fecero la rivoluzione operaia e socialista, senza essere condotti dalla classe operaia e dal partito comunista rivoluzionario. I due soggetti di Trotskij, il sociale e il politico, sono mancati all’appuntamento storico, noi continuiamo a credere che la Rivoluzione Permanente sia la più grande scoperta del secolo da un punto di vista teorico ed essedo tra quei pochi troskisti che sostengono che il grande Trotskij si sia sbagliato e allora vi domando perché continuiamo ad essere sostenitori di questa teoria. (…) Però c’è un’altra cosa che è più importante, la più importante, quella che rende Trotskij come nessuno da un punto di vista teorico: aveva ragione che la Rivoluzione sarebbe stata mondiale eche ci sarebbe stata la Rivoluzione in tutti i paesi. E qui c’entra il tema della controrivoluzione( perché Trotskij disse) che o queste rivoluzioni si approfondivano mano a mano di più, diventavano più mondiali e socialiste, oppure ci si fermava e si retrocedeva e quello che avanzava era la controrivoluzione. Non vi è la possibilità di statu quo a livello mondiale tra Rivoluzione e controrivoluzione. Questa parte delle Tesi della Rivoluzione Permanente di Trotskij è quella che è stata totalmente corroborata. Così corroborata che ci sono stati soggetti politici che non hanno voluto fare la Rivoluzione socialista e si sono trovati obbligati a farla a causa delle proprie condizioni oggettive( Nahuel Moreno, Scuola dei Quadri 1984 pagg. 23-24)

 

2. Le espropriazioni in Europa dell’Est e le Rivoluzioni cinese e cubana.

 

Come già abbiamo detto, né nell’Europa dell’Est, né in Cina, né a Cuba le rivoluzioni ebbero come protagonista la classe operaia in movimento e men che meno dirette da partiti marxisti rivoluzionari. Nonostante tutto, in Europa dell’Est e cioè in Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Germania orientale e Cecoslovacchia, dopo la sconfitta del nazismo, fu l’Armata Rossa, sotto il comando di Josif Stalin, che concretizzò l’espropriazione della borghesia e diede luogo al sorgere di stati operai deformati o burocratizzati. Nemmeno la Rivoluzione cinese del 1949 ha avuto come protagonista la classe operaia cinese, bensì, fondamentalmente, la classe contadina, diretta e organizzata da un partito-esercito che portò avanti la guerra di guerriglia, il Partito Comunista di Mao, che era un partito stalinista e burocratico. Non era un partito operaio marxista-rivoluzionario. Nemmeno nella Rivoluzione cubana del 1959, la classe operaia giocò un ruolo da protagonista, bensì fu la classe contadina e la classe media urbana all’interno del Movimento del 26 Luglio, con una direzione piccolo-borghese rivoluzionaria con alla testa Fidel Castro. Questa Rivoluzione finì con il dichiarare il primo stato socialista dell’America Latina ed espropriò la borghesia. Tutto ciò senza compiere le due premesse che impostò Trotskij. Fu la condotta di Pablo/Mandel, colpita da questa realtà, che non si compiva la previsione testuale della Rivoluzione Permanente, alla quale si iniziò ad elaborare una teoria revisionista e capitolarda e ad abbandonare il programma e la politica di Trotskij. Questa è la base del revisionismo. Impressionati per questa realtà così contraddittoria Pablo, Mandel e Posadas claudicarono di fronte alle direzioni riformiste. Claudicarono di fronte allo stalinismo, fecero entrismo nei PC, in Europa, credendo che queste dirigenze potessero diventare rivoluzionarie e che deflagrasse la Terza Guerra Mondiale e che la burocrazia dell’ex Unione Sovietica fosse obbligata a scontrarsi con l’imperialismo. Oppure considerarono Tito, che aveva trasformato la Yugoslavia in uno stato operaio burocratico, come un rivoluzionario pro-trotskista, perché aveva attriti inter burocratici con Stalin. Era così forte la realtà oggettiva, la crisi dell’imperialismo, che le dirigenze piccolo-borghesi traditrici, nazionaliste, arrivarono più in la delle loro intenzioni e dovettero affrontare ed espropriare la borghesia. Allora quello che fece Moreno fu di affrontare questa situazione senza capitolare, rispondendo ai nuovi fenomeni per difendere, giustamente le tesi della Rivoluzione Permanente, e fondamentalmente per difendere alla lettera il gran compito di costruire i partiti trotskisti con centralismo democratico. Allora bisogna trovare una spiegazione, Moreno la cercò per difendere la teoria della Rivoluzione Permanente, non per revisionarla bensì per aggiornarla. Moreno arrivò alla conclusione che giustamente, per cause oggettive profonde dell’ascesa rivoluzionaria, della crisi dell’imperialismo e anche della crisi e dell’assenza di direzione rivoluzionaria, considerò che queste dirigenze furono obbligate dalle circostanze ad espropriare la borghesia , senza che ci fosse Rivoluzione d’Ottobre o socialista, con le due considerazioni che aveva impostato Trotskij. Questo è il punto, nel senso che Moreno considera la necessità di aggiornare e dare una spiegazione. L’interpretazione di Moreno ha mantenuto il contesto dell’altra grande teoria quella dello sviluppo diseguale e combinato e ciò ha prodotto che la realtà oggettiva fosse più marxista e più trotskista che lo stesso Trotskij. Fu’ lo stesso Trotskij che apportò la chiave per interpretare correttamente i nuovi fatti. Trotskij aveva rimescolato, nel Programma di Transizione, nel punto sul Governo operaio e contadino, come una possibilità, sommamente improbabile, che sotto l’influenza di circostanze completamente eccezionali si sarebbe verificato che i partiti piccolo-borghesi, includendo gli stalinisti possano andare più lontano di quello che gli stessi vogliano nella via di rottura con la borghesia. Nel dopoguerra, per la combinazione particolare di circostanze che si verificarono, ove si avanzò con le espropriazioni , tutte si verificarono secondo quell’eccezione rimescolata da Trotskij in un paragrafo del Programma di Transizione. Il sommamente improbabile fu quello che si avverò nella realtà. Fu la norma non l’eccezione le processo di nascita dei nuovi stati operai del dopoguerra diretti dallo stalinismo e dalle dirigenze piccolo borghesi. Non esistette nessun trionfo simile a quello dell’ottobre del 1917, però si estese l’espropriazione della borghesia ad un terzo dell’umanità. Tanto il caso della Cina come quello di Cuba, in prima istanze dirette da direzioni non rivoluzionarie, si verificarono trionfi di rivoluzioni democratiche contro Chiang-Kai-Shek e contro Batista, che erano dittature capitaliste. Queste direzioni si videro obbligate dalla realtà, per la radicalizzazione e per la cattiva politica dell’imperialismo e per la sua crisi, ad andare più in là di quello che volevano ed arrivarono all’espropriazione della borghesia e tramite questa via si ebbero conquiste in una prima tappa delle suddette rivoluzioni, conquiste che senza l’espropriazione della borghesia non si sarebbero avute. In tal senso la teoria della Rivoluzione Permanente si è compiuta, senza che si verificassero le tesi scritte sul protagonismo della classe operaia e sulla direzione rivoluzionaria. Moreno, al contrario di quello che affermano i suoi detrattori, non fece altro che aggiornare e ratificare la teoria e la tesi della Rivoluzione Permanente, apportando definizione e anche categorie sulla dinamica di quei Paesi nei quali si era espropriato, i nuovi stati burocratici: le loro dirigenze avrebbero paralizzato questi avanzamenti e avrebbero chiaramente rifiutato di avanzare verso la Rivoluzione socialista mondiale. Si riaffermava che erano imprescindibili i partiti trotskisti rivoluzionari e il protagonismo della classe operaia.

Noi continuiamo a difendere intransigentemente l’essenza, tanto della Teoria come delle Tesi scritte della Rivoluzione Permanente: solo il proletariato guidato da un partito trotskista può dirigere conseguentemente fino alla fine la Rivoluzione socialista internazionale e la Rivoluzione Permanente. Solo il trotskismo può sviluppare la mobilizzazione permanente della classe operaia e dei suoi alleati. L’unica cosa che aggiungiamo è che la forza oggettiva della rivoluzione mondiale unita alla crisi della direzione del proletariato mondiale e la crisi senza uscita dell’imperialismo, ha permesso che si andasse abbastanza più in là nelle Rivoluzioni di Febbraio nazionali rispetto a ciò che prevedevano le Tesi: ovvero che i partiti piccolo-borghesi prendano il potere e inizino la Rivoluzione socialista. Questi partiti però, nel costruire stati operai burocratizzati di tipo nazionale, nell’imporre un programma di coesistenza pacifica e di costruzione del socialismo in un solo paese, paralizzano la Rivoluzione permanente.

In tal senso le Tesi si sbagliarono solo per alcuni paesi nel punto sulla stagione nella quale si fermava il processo della Rivoluzione permanente condotta dai partiti piccolo-borghesi, tra loro lo stalinismo, però indovinarono sul fatto che il processo si deteneva inevitabilmente se non era diretto da un partito comunista Leninista, cioè Trotskista. Mentre le Tesi credevano che era impossibile oltrepassare i limiti borghesi, inclusi quelli feudali, la realtà dimostrò che questi limiti potevano essere oltrepassati per la pressione del movimento di massa e malvolentieri dai partiti piccolo-borghesi che li dirigevano. La teoria della Rivoluzione Permanente si arricchisce con lo strumento più straordinario di ricerca ed elaborazione politica che ci ha lasciato il trotskismo: la teoria dello sviluppo diseguale e combinato. L’impulso del movimento di massa combinato con la crisi della direzione rivoluzionaria ha originato combinazioni non previste al dettaglio( e che non potevano esserlo) per il nostro movimento. Queste combinazioni però non solo confermano che il processo della rivoluzione permanente esiste, bensì che è tanto potente che origina queste combinazioni e confermano più che mai che la teoria dello sviluppo disuguale e combinato come la massima conquista teorica del marxismo rivoluzionario di questo secolo ( N.Moreno pagine 212 Tesi XXXIV libro Aggiornamento del Programma di Transizione 1980).

 

3.     Le rivoluzioni abortite del secolo XX e XXI

 

Come abbiamo segnalato, dalla Seconda Guerra Mondiale (1945) si sono avute diverse tipologie di rivoluzioni, trionfanti e perdenti. E nessuna di queste ha avuto alla testa un partito marxista-rivoluzionario, tanto quelle che espropriarono alla borghesia, come quelle che si sono fermate prima. In questo senso Moreno le definisce rivoluzioni di febbraio, prendendo il calendario della Rivoluzione Russa del ’17. Sono rivoluzioni senza il ruolo protagonista della classe operaia e senza la direzione marxista-rivoluzionaria. L’opposto alla rivoluzione d’ottobre. Perciò Moreno definisce che, dopo il dopoguerra, si sono avute solo rivoluzioni di febbraio(alcune arrivarono all’espropriazione altre no) e nessuna rivoluzione d’ottobre. Tra la metà del XX secolo e gli inizi del XXI ci furono molte rivoluzioni trionfanti che arrivarono a metà del cammino. Non espropriarono la borghesia. Furono rivoluzioni frenate dalla crisi della direzione rivoluzionaria e dalla direzione burocratica sovietica e cinese, nel dopoguerra si impedì che grandi rivoluzioni avessero una dinamica di avanzamento permanente e fossero leve per il trionfo della rivoluzione mondiale.

Furono rivoluzioni abortite dall’apparato controrivoluzionario. La rivoluzione in Bolivia del 1952, Algeria del 1962, Portogallo del 1975, Iran del 1978, Nicaragua del 1979 e del Salvador nel 1980. Nel XXI secolo le Rivoluzioni arabe dell’Africa del Nord e del Medio Oriente, fenomeno che si riconobbe sotto il nome di primavere arabe. In quest’ultimo caso rimane sul terreno una rivoluzione democratica, che si congela o è sconfitta dalle direzioni borghesi, piccolo-borghesi e operaie riformiste e burocratiche. Non è che allora Moreno divenne “tappista” bensì riconosceva che ci furono grandi rivoluzioni che per il controllo degli apparati burocratici e la crisi della rivoluzione democratica non avanzavano verso una dinamica permanente, interno ed esterno, bensì che erano frenate. Moreno, giustamente, difese sempre-contro tutte le variante del revisionismo trotskismo-la lotta strategica per le due premesse che correttamente impostavano le Tesi: il ruolo protagonista della classe operaia e la costruzione di un partito marxista rivoluzionario. Questo è quello che semplicemente affermava Moreno. Egli segnala che è positivo che continuino ad esserci rivoluzioni nonostante l’assenza di direzione rivoluzionaria, però segnala negativamente che se non si avanza verso il superamento della crisi della direzione, la prospettiva è il retrocedere del processo rivoluzionario e la perdita delle sue conquiste democratiche e sociali. Di lì Moreno fa discendere che è imprescindibile continuare a sviluppare il processo rivoluzionario, sotto la logica della Rivoluzione Permanente. Da questa forma Moreno diede nuovi strumenti per affrontare il trotskismo revisionista, che iniziò ad abbandonare la teoria della Rivoluzione Permanente, sotto la scusa di una sua difesa. Con il passare degli anni le revisioni e le capitolazioni non fecero che aumentare. Nel caso del mandelismo già da tempo i suoi seguaci avevano considerato che non ci sarebbe state più rivoluzioni come quella dell’Ottobre 1917. Fino al punto di eliminare formalmente dal suo programma l’obbiettivo della Dittatura del proletariato. Invece Moreno e la nostra corrente abbiamo sempre sostenuto che la Rivoluzione d’Ottobre continua ad essere vigente e per questo è imprescindibile la mobilizzazione della classe operaia, delle masse e del partito che le diriga. Sappiamo che non è facile, però non c’è altro cammino per superare la crisi della direzione rivoluzionaria a livello nazionale e internazionale.

 

4. Nahuel Moreno e la sua corrente non appoggiarono mai un governo borghese.

I detrattori di Nahuel Moreno e del morenismo ci accusano di essere “tappisti”, menscevichi e revisionisti della Teoria della Rivoluzione Permanente di Trotskij. Li sfidiamo a che ci dimostrino dove la corrente di Moreno con lui in vita o la nostra corrente organizzata nella UIT-CI, sia caduta nel tappismo o nel menscevismo o in che circostanza abbiamo appoggiato un governo borghese classico o di fronte popolare.

Al contrario fu Nahuel Moreno colui il quale lottò sempre contro il revisionismo opportunista nella Quarta Internazionale che invece si claudicò di fronte ai governi borghesi e di fronte popolare. Basta ricordare l’esempio della Bolivia del 1952, con il giovane Moreno che si confronta con Pablo, Mandel e Posadas, ovvero la dirigenza della Quarta, che si rifiutarono di alzare la parola d’ordine di tutto il potere alla COB e appoggiarono criticamente al governo borghese nazionalista di Paz Estenssoro. Molte volte si è parlato della politica di Moreno di fronte al peronismo in Argentina e all’entrismo, che fu una tattica ( 1957/1962) in un periodo in cui il peronismo era bandito e i lavoratori peronisti resistevano nella clandestinità sotto un una dittatura pro-yankee. E’ importante chiarire che noi non entrammo nel partito peronista bensì nelle organizzazioni sindacali peroniste che organizzavano gli scioperi in quella che si definì la “Resistenza peronista” contro la repressione del regime militare di Aramburu e Rojas, chiamata la dittatura “gorilla”. Se qualcosa ha caratterizzato la corrente politica di Nahuel Moreno in Argentina è la lotta al nazionalismo borghese e al peronismo. Combattendo ai seguaci di Pablo e Mandel, come Posadas, che capitolarono completamente. E ciò ha avuto un punto massimo di espressione quando Peron torna in Argentina nel 1972 e patta quello che si chiamò il Grande Accordo Nazionale con i militari e la borghesia per cercare di stabilizzare il Paese , dopo la semi-insurrezione operaia-studentesca chiamata il Cordobazo del 1969. La nostra corrente ha fondato il Partito socialista dei lavoratori( PST). Abbiamo avuto il coraggio, quando la guerriglia e buona parte della sinistra claudicava di fronte alla candidatura di Juan Domingo Peron, di presentare nel settembre del 1973 una formula presidenziale di indipendenza di classe, con alla testa Juan Carlos Coral e Josè Paez, il dirigente del classismo cordobese. Nel processo delle lotte operaie contro il governo peronista abbiamo avuto i nostri martiri assassinati dalle Tre A, gruppi di sicari legati al peronismo e alla sua burocrazia sindacale. Allora il PST giocò questa carta contro il governo di Peron e dopo di Isabel y Lopez Rega e anche nella clandestinità sotto la dittatura di Videla. Nella Nicaragua del 1979 Moreno e la sua corrente internazionale promosse l’appoggio alla mobilizzazione rivoluzionaria contro la dittatura di Somoza, partecipando nella lotta armata con la Brigata con una politica indipendente e di rifiuto alla politica di conciliazione di classe del Fronte Sandinista (FSLN). Nel fronte Sud la Brigata ha avuto tre morti e decine di feriti in combattimento. Nella costa atlantica la Brigata prese la citta portuale di Bluefields. Daniel Ortega e tutta la direzione del FLSN, quando presero il potere, fecero un patto con la dirigente conservatrice Violeta Chamarro per un governo di conciliazione di classe su consiglio della direzione cubana e in forma diretta dello stesso Fidel Castro. Il mandelismo era a favore di questo governo borghese, lo definì come governo operaio e contadino e realizzò il tradimento appoggiando la repressione e l’espulsione della Brigata Simon Bolivar da parte del sandinismo. La corrente di Jorge Altamira usò il metodo ripugnante e senza principi di rimpiazzare la polemica politica per le calunnie e le false accuse morali. Altamira mentì affermando che la Brigata non aveva combattuto e che era stata espulsa per aver rubato denaro. “La Brigata Simon Bolivar, una truffa politico-economica” ( Prensa Obrera, 16/10/1986). Secondo Altamira la Brigata non era stata espulsa per motivi politici bensì “perché negò il rendiconto del beneficio finanziario che fece a nome del FLSN”. Giorni prima lo aveva smentito Carlos Nunez, uno dei comandanti del FLSN: “ noi diamo molto valore ai compagni della Brigata Simon Bolivar (…) che combatterono al nostro fianco per sconfiggere la dittatura di Somoza” (Diario Clarin, Argentina, 8/10/1986). Tomas Borge aveva dichiarato che il FLSN dovette dissolvere la Brigata “perché adottarono posizioni estremiste e di indisciplina che stavano creando problemi alla rivoluzione sandinista”. Già senza Moreno, morto nel 1987, nel XXI secolo continuiamo a combattere il claudicare dei settori del trotskismo di fronte ai governi di fronte popolare e di conciliazione di classe, come il governo Lula e il PT in Brasile e inoltre contro il governo di Hugo Chavez in Venezuela. Il mandelismo non solo appoggiò il governo di Lula, ma uno dei suoi dirigenti fu ministro fu Ministro dell’Agricoltura. Altri trotskisti come Alan Woods appoggiarono e definirono rivoluzionario il governo di Hugo Chavez. Mentre la UIT-CI mantenne una posizione indipendente da questi governi. Sottolineiamo inoltre alcuni fatti esemplari della nostra politica indipendente, tra cui, quando in Brasile ci opponemmo alla privatizzazione delle pensioni dei professori ed uno dei nostri principali dirigenti e deputato nazionale Babà, fu espulso dal PT, durante i primi mesi del governo Lula. In Venezuela, la nostra corrente con il dirigente operaio Orlando Chirino e i nostri compagni sempre furono indipendenti dal governo Chavez e impostarono un programma alternativo, inoltre abbiamo avuto i nostri martiri operai assassinati da sicari nel novembre del 2008, orientati dal regime chavista. In sintesi, Nahuel Moreno e la nostra corrente abbiamo sempre rivendicato e ratificato la concezione di Trotskij della Rivoluzione Permanente, includendo il testo del 1929 delle Tesi e il Programma di Transizione. Moreno è stato un pioniere e un campione della lotta contro il revisionismo che distrusse la Quarta, per la lotta contro ogni politica tappista e di capitolazione ai governi borghesi di qualunque tipo, specialmente contro i governi di fronte popolare, sviluppando la costruzione di partiti rivoluzionari contro tutti gli apparati per ottenere la direzione e stare alla testa dei lavoratori e delle masse. Questo è l’unico cammino verso nuovi “ottobre”. Reiteriamo che è necessaria, anche se non è avvenuto durante un secolo, la lotta strategica per nuove rivoluzioni d’ottobre.

 

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